Dal 16 settembre 2026 il formulario di identificazione del rifiuto (FIR) in formato cartaceo non sarà più un'alternativa valida per chi è iscritto al RENTRI. Lo conferma il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica sul portale ufficiale del Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti: fino al 15 settembre 2026 la carta resta ammessa, poi scatta l'obbligo digitale — e con esso le sanzioni per trasmissioni omesse o incomplete, previste dalla Legge 27 febbraio 2026, n. 26, di conversione del Decreto Milleproroghe.

Nel mio giro di clienti — piccole officine, laboratori, imprese di produzione — il RENTRI è quasi sempre percepito come una questione ambientale, da delegare al consulente di settore. Ma la parte che si inceppa per prima, in pratica, riguarda sempre l'informatica: il gestionale aziendale che deve dialogare con la piattaforma dello Stato, non il modulo da firmare.

Chi è coinvolto. L'obbligo riguarda chi produce rifiuti pericolosi, anche in piccola quantità, indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa, e chi produce rifiuti non pericolosi con più di 10 dipendenti, oltre a trasportatori, intermediari e impianti di trattamento. È come la revisione dell'auto: non conta quanto la usi, conta che tu la possieda.

Cosa cambia davvero. Non basta più stampare e firmare un foglio: il formulario diventa un dato che deve arrivare al RENTRI tramite un software gestionale collegato in interoperabilità, oppure tramite l'app dedicata "RENTRI FIR Digitale". È il passaggio dal registro cartaceo di magazzino al gestionale di magazzino: il contenuto resta lo stesso, ma se il sistema non comunica correttamente con la piattaforma, il flusso si blocca.

Le sanzioni. Dal 16 settembre si applicano anche per trasmissioni omesse o incomplete, non solo per la mancata iscrizione al registro. Come per la fattura elettronica: il rischio non è tanto "non aver trasmesso", quanto aver trasmesso male senza accorgersene.

L'app dedicata. Dal 5 agosto 2026 l'app RENTRI FIR Digitale richiede dispositivi con Android 10 o successivo, oppure iOS 16 o successivo. Vale la pena controllare ora i device usati in cantiere, in officina o in magazzino — non il 14 settembre.

Il nodo IT. L'interoperabilità tra il gestionale aziendale e il RENTRI passa attraverso API. Se il software usato in azienda non è aggiornato o collegato, la trasmissione dei dati resta un lavoro manuale, fatto in fretta, sotto scadenza — esattamente il tipo di errore che genera le sanzioni previste dal 16 settembre.

Il punto vero non è che la carta sparisce: è che un adempimento ambientale è diventato, di fatto, un piccolo progetto informatico. E chi lo tratta come una pratica burocratica se ne accorge solo quando è già in ritardo.

In 45 anni ho imparato che le scadenze che sembrano "non mie" sono quelle che chiamano per prime, di solito il giorno prima.

La mossa, prima del 15 settembre: verifica se la tua azienda rientra tra i soggetti obbligati all'iscrizione al RENTRI; controlla che il gestionale usato per rifiuti e magazzino sia collegato alla piattaforma o che l'app dedicata sia installata su dispositivi compatibili; pianifica una prova di trasmissione prima della scadenza, non il giorno stesso.

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