Dall'11 settembre 2026 entrano in vigore i primi obblighi del Cyber Resilience Act, il regolamento europeo sulla sicurezza dei prodotti digitali. Non riguarda solo le grandi aziende tecnologiche: coinvolge anche chi, in una PMI o in uno studio professionale italiano, personalizza software o rivende dispositivi con il proprio marchio.
Il Regolamento (UE) 2024/2847, il Cyber Resilience Act (CRA), è entrato in vigore il 10 dicembre 2024 lasciando alle imprese un periodo di transizione. La prima scadenza operativa è fissata all'11 settembre 2026: da quella data i produttori di hardware e software con "elementi digitali" dovranno segnalare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che riguardano i loro prodotti. La segnalazione iniziale va inviata entro 24 ore da quando il produttore ne viene a conoscenza, seguita da una notifica più completa entro 72 ore. Il canale unico è la Single Reporting Platform gestita da ENISA, indirizzata al CSIRT designato come coordinatore. Le sanzioni per la violazione dei requisiti essenziali possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 2,5% del fatturato globale annuo, a seconda di quale importo sia più alto.
In 45 anni di consulenza IT ho imparato che le normative europee raramente restano confinate a chi le legge per primo. Nel mio giro di PMI e studi professionali vedo spesso rivenditori che installano il proprio marchio su un gestionale sviluppato da terzi, o system integrator che personalizzano software per un cliente specifico: con il CRA, quel gesto li fa rientrare nella definizione di "produttore", con tutti gli obblighi che ne derivano. L'esternalizzazione dello sviluppo o l'acquisto di componenti da terzi non trasferisce questa responsabilità.
Cosa cambia in concreto per chi lavora con l'IT delle piccole e medie imprese:
Chi personalizza diventa produttore. È come imbottigliare del vino con la propria etichetta: da quel momento la responsabilità della qualità è tua, non più di chi te lo ha venduto sfuso.
Le 24 ore non aspettano una riunione. È il tempo dell'allarme antincendio: si comunica subito, e si discute dopo di chi sia la responsabilità.
Il supporto minimo dichiarato è di 5 anni. Come la data di scadenza su una confezione alimentare: da oggi deve essere scritta chiaramente, non lasciata all'interpretazione del cliente.
Le micro e piccole imprese non sono esenti, solo un po' più tollerate. Non possono essere sanzionate per il solo mancato rispetto del termine di 24 ore, ma restano soggette a tutti gli altri obblighi del regolamento.
Il fornitore va scelto anche guardando la sua "data di scadenza". Chiedere per quanti anni un software o un dispositivo riceverà aggiornamenti di sicurezza dovrebbe pesare quanto il prezzo, non essere una domanda a margine del contratto.
Il punto vero non è la segnalazione entro 24 ore. È che la sicurezza dei prodotti digitali diventa una responsabilità con un nome e un cognome definiti per legge, non più un "ci pensiamo se succede qualcosa".
La mossa da fare prima che scada:
Verifica se la tua azienda, o i tuoi fornitori, rientrano nella definizione di "produttore" del CRA (marchio proprio, software personalizzato, dispositivi rivenduti con brand diverso). Chiedi ai fornitori di software e hardware la durata del supporto dichiarata e la loro policy di gestione delle vulnerabilità. Se sviluppi o personalizzi software per clienti, assicurati di avere un canale attivo per ricevere e gestire segnalazioni di vulnerabilità.
Per approfondimenti o per una valutazione della tua posizione rispetto al Cyber Resilience Act, scrivimi via email o iscriviti alla newsletter qui sotto: ogni sabato un nuovo numero di "Prima Che Scada", prima che la scadenza diventi un problema.
